Portafogli d'Investimento Teorici:

sabato 13 novembre 2021

Un punto della situazione Post-Covid: l’EUROPA a +65%

Andiamo ad analizzare la ripresa post-Covid degli asset europei diversificati tramite le strategie degli ETF più interessanti. 

Parliamo di un arco temporale di un anno e mezzo, con una volatilità positiva record, che sugli asset europei raggiunge anche il +75%

 

IE00B4K48X80 iShares MSCI Europe

Azionario medio-grande capitalizzazione europeo, l’indice più classico, crescita del +60,37%

 

IE00B53QG562 iShares Core MSCI EMU

Azionario dell’eurozona, solo paesi che adottano l’euro, con l’importante escluso, ad esempio, del Regno Unito. La crescita è stata del +70,68%, quindi scremando solo la zona euro la performance è molto superiore all'indice europeo generale.

 

IE00BZ56TQ67 WisdomTree Eurozone Quality Dividend Growth

Il multi-fattoriale di WisdomTree si afferma come l’ETF europeo più redditizio in assoluto in questo periodo, +75,59% con una crescita superiore a tutte le altre strategie europee.

 

LU0599613147 Ossiam Stoxx Europe 600 Equal Weight

Al secondo posto l’altro ETF ‘smart’ di Ossiam, che nell’Eurostoxx600 (includendo quindi 1/3 di large cap, 1/3 di aziende a media capitalizzazione ed 1/3 di ‘piccole’) tiene equiparati i pesi, operando una maggiore diversificazione sul principio di equa ponderazione tra membri dell’indice. Questo metodo ha portato +74,86% di crescita.

 

LU0908500753 Lyxor Core Stoxx Europe 600 acc

Il semplice Eurostoxx600, indice inclusivo delle small cap di per se molto diversificato, ma privo di equi-ponderazione, ha avuto, solo per questo motivo, una performance molto più ridotta: +62,81%. Possiamo quindi renderci conto che sono state mediamente le aziende sotto-ponderate dagli indici, quindi nei livelli più bassi degli indici come capitalizzazione, ad aver registrato una crescita maggiore.

 

LU1079842321 Ossiam Shiller Cape Europe Value

Tra gli approcci “Value” quello di Ossiam è stato anche più redditizio dell’eurostoxx600 classico, cosa estremamente notevole: +68,24%.

 

IE00BQN1K901 iShares edge MSCI Europe Value Factor

Una tacchetta sotto l’approccio “Value” di Ossiam si assesta il MSCI Europe Value (un Prime Value, in realtà): +66,08%.

 

IE00B86MWN23 iShares MSCI Europe Minimum Volatility

Indietro e che decorrela fortemente rispetto agli altri è lo smart beta basato sulla volatilità: il Europe Minimum Volatility, puntando ad una maggiore stabilità (minore ‘rischio’), si assesta su valori molto più bassi: +38,23%. Indubbiamente le aziende più stabili hanno beneficiato di minore crescita.

 Ricordiamo però che da metà febbraio 2020 al 1 aprile (flash crash 2020) il Minimum Volatility scese del -22,5% rispetto al -27,2% dell'Eurostoxx600 e che dal 1 febbraio 2018 al 27 dicembre 2018 (rialzo tassi USA e 'bear market 2018') il Minimum Volatility scese in tutto del -4,41% contro il -13,6% dell'Eurostoxx600.

 

I fondi attivi azionari Europa, da dati Morningstar, hanno performato in media +60%, il che è attinente ad un 5% di minor rendimento rispetto alla media degli ETF dovuto, a mio parere, dall’incidenza dei costi di gestione in questo anno e mezzo e della minore efficienza media di una replica ‘’attiva’’ classica. Quindi si è affrontato un costo reale medio del 5% in un anno e mezzo per scegliere gli attivi rispetto ai passivi.

 

P.C. 13/11/2021

7 commenti:

Michele ha detto...

Ma non saremo in una bolla?
A me pare tutto cosi strano.... l'azionario in pratica è un missile da dopo aprile 2020.
Con la scusa che l'obbligazionario soffrià, tutti si sono lanciati nell'azionario pompandolo all' inverosimile. O no?
M

bowman ha detto...

Probabilmente. Non è però pensabile fare previsioni certe su scenari futuri. In realtà non mi viene in mente uno scenario di simile immissione globale di liquidità, se lo "sfogo" fosse nell'inflazione gli asset azionari hanno senso. Tuttavia quello che mi fa pensare sono gli utili: il fondamentale dell'azionario, diciamolo, è la capacità di produrre e distribuire utili. Il MSCI Europe oggi distribuisce, come indice 2% lordo di dividendo, ed è sempre stato un indice redditizio quanto a distribuzione... se l'uscita è valutazione alta per difesa dall'inflazione i rendimenti distribuiti (ovvero in fondamentali) dovrebbero salire come i prezzi.

Alessio ha detto...

Buon pomeriggio Bowman, visto che hai affrontato l'argomento degli ETF azionario europa ne approfitto per chiarire un dubbio sul rischio valuta.
Nell'impostazione di un portafoglio pigro, in ottica di semplificazione, spesso si valuta un unico strumento ETF azionario globale (sviluppato + emergenti): questo, di solito, sarà indirizzato sulle large cap, sul growth e sulla valuta non euro. Sempre in ottica di portafoglio pigro potrebbe aver senso destinare i due terzi dell'azionario allo strumento sopra stante e un terzo esclusivamente all'area euro (appunto per diminuire il rischio valuta) ma spezzettarlo in: un ETF azionario small cap + uno value (teoricamente assenti nel primo strumento) e un ETF reit euro (per tutelarsi in ottica di inflazione)?
Non percepisco bene il limite tra il beneficio di una gestione più frammentata sfruttando strumenti che reputo "complementari" a livello di strategia e valuta rispetto alla semplificazione dal momento che la correlazione tra i vari etf dovrebbe essere comunque abbastanza positiva e le differenze di risultato non sono sicuro giustificherebbero la maggior complessità e i più ingenti costi di gestione.
Ti ringrazio

bowman ha detto...

Scrivi una cosa giustissima. Parliamo di azionario globale: qui vai a sovrapesare chi ha una grande "massa" finanziaria, non per forza ECONOMICA, ma finanziaria, chi ha tante azioni che sono salite di prezzo. In questo periodo parliamo di big tech, Tesla etc... oltretutto andiamo a sovrapesare i mercati dove si concentrano più capitali. In India, sub-continente con oltre un miliardo di abitanti, esistono due borse moderne e di grandi dimensioni: Bombay e NSE, vi sono scambiati quasi 10mila titoli azionari (in Italia 353). Nell'indice FTSE All World tutto questo è rappresentato dal 1,38% del capitale, la sola banca JPMorgan è 1,83%. E' una rappresentazione del capitale finanziario, che si scambia per oltre il 50% tra Trafalgar Square e Wall Street, due strade di New York. Chi ricorda le sedute di borsa successive all'11 settembre 2001 capisce di che parliamo. Per quanto ci sia diversificazione, comunque siamo USA-centrici e dollaro-centrici e New York-centrici probabilmente in questa asset allocation se mi passi "banale" del mono-strumento. Il che è sensatissimo per alcuni (es. Warren Buffet), un pò meno per altri. Nel giugno del 2002 ci volevano 1,12 euro per comprare un dollaro, oggi 0,87. Sicuramente il boom della borsa USA compensa qualsiasi stress valutario, oggi, ma in uno scenario come quello della bolla del dot com? In cui il Nasdaq e le big tech (che tanto 'pesano' sul large cap globale) collassò? E se si unisse ad una discesa del 30% del dollaro? E poi, non inseriamo una 'leva' (rischio) investendo in un'economia con un tasso d'inflazione ed una valuta così diversa dalla nostra? Tecnicamente tutte le società d'investimento adattano all'investitore europeo le asset allocation (salvo le più speculative) sovra-pesando per lui gli investimenti domestici. Secondo me per 'sovra-pesare' andare ad investire nella borsa Italiana per il 30% (per dire) è un errore: borsa piccola, paese in decrescita ultradecennale. Tuttavia l'Eurozona rappresenta un sistema economico molto integrato, correlato, internamente diversificato. Il MSCI Europe include economie importanti come UK e Svizzera. Sicuramente una diversificazione ad esempio con un paniere MSCI Europa (zona euro), Europa REIT, Small Cap Europa (o EMU) ed Europa o EMU Value presenta indubbiamente delle sovrapposizioni interne (cosa non tragica), ma rappresenta varie sfumature di investimento europeo diversificato (esiste anche uno Small Cap Europa Value, che se cerchi su backtest curvo, ad esempio, ha comportato una forte decorrelazione, guarda l'andamento nel 2000-2001 rispetto ai tech USA). Ricordando sempre che il Real Estate è un settoriale, che incrementa il rischio settore. Quindi per me avrebbe, nel paniere, un peso più importante il large cap (MSCI Europa ad esempio), un pò meno nei Value e Small Cap e quota ridotta Real Estate.

Izio ha detto...

Di etf small cap value Europa in realtà ne esiste anche un altro..che non si fila nessuno perché il "gregge" di solito si ferma a quello che c'è scritto nel nome dello strumento...

È di dimensioni piccole, ma ha il pregio (dal mio punto di vista) di non seguire la mera capitalizzazione di mercato nella ponderazione dei costituenti...

Oltretutto mi sa che non se lo fila nessuno perché non è "targato" Blackrock o Vanguard ma è emesso da uno dei migliori provider alternativi (sempre a mio avviso).

È questo: WisdomTree Europe SmallCap Dividend UCITS ETF
ISIN IE00BQZJC527, Ticker DFE

Negoziabile anche su Milano, a differenza di SPDR per cui bisogna andare su Xetra

Unica attuale pecca è lo spread, ma per chi non fa PAC non è grosso problema.

Io l'ho già messo in portafoglio con estrema soddisfazione

Un saluto a tutti

Paolo ha detto...

Sempre articoli molto interessanti.

Ben ritrovato Izio

bowman ha detto...

Grazie Izio, WisdomTree andrà senz’altro recensito a breve. Per rimanere legati al dividendo come fondamentale il loro Small Cap dividend (Europa, ma c’è anche un Emerging Markets per stomaci più forti) è un’ottima strategia. In linea di massima… in realtà le Small Cap sono state gonfiate dalla liquidità (è tipico che la leva monetaria a favore favorisca molto di più le small cap) anche più di Large e Mid Cap… infatti il dividendo distribuito nell’ultimo anno diviso l’ultimo prezzo per lo Small Cap Dividend è a 2,05% mentre il MSCI Europe è a 2,34% di dividendo/prezzo, secondo me è quindi anche più preoccupante del MSCI Europe e mi aspetterei volatilità assolutamente superiori (nel lungo la volatilità, laddove positiva, è ottima cosa, per carità). Però il WisdomTree non è propriamente un Value, secondo me, nel caso dell’Europa investe in un portafoglio di 154 azioni, ma per dire ci sono molti titoli come Zignago Vetro (small cap blend), AT&S Austria Technologie (small cap growth), NNIT (small cap blend), Rovio Entertainment (small cap growth), Jenoptik (small cap blend) etc… infatti anche nella scheda dell’indice scrivono “Index is rules-based, fundamentally weighted and is comprised of the smallcapitalisation segment of the dividend paying companies from Europe, risk-filtered using a composite risk score ("CRS") screening which is made up of two factors (quality and momentum) each carrying an equal weighting”. Suppongo quindi che l’applicazione dei due filtri “Quality” e “Momentum” e poi la creazione del ranking sulla base del dividendo cambi molto la composizione, del resto la casa WisdomTree è maestra dell’indicizzazione multi-fattoriale. Dentro ci saranno parecchi Value ovviamente, ma finiranno dentro anche tanti Blend e Growth che pagano dividendo interessante (quindi Growth e Blend Small Cap che finiscono nel paniere probabilmente per utili elevati!), il che la rende senz’altro un’ottima selezione. Non a caso noto che dal marzo 2015 il Wisdomtree ha avuto una performance del +73,22% contro il +56,18% del SPDR Small Cap Value, quindi parecchia differenza (anche se i trend ovviamente si somigliano, con molte coincidenze sicuramente, sempre indici europei, sempre small cap etc…). Altro elemento interessante è che a marzo 2020 hanno registrato la stessa identica flessione (quindi, alla fine, fondamentali più validi per il WisdomTree? Interessante spunto).